Raccontando le Alpi Apuane: Avventura di Trekking tra le Vette

Erano settimane che contavo i giorni. Un bisogno viscerale di staccare, di sentire sotto i piedi la roccia viva delle Apuane e sopra la testa solo il cielo. Il 1° giugno è arrivato come un dono: zaino in spalla, scarponi ai piedi e cuore pieno di attese.

Monte Gabberi – “La Terrazza delle Apuane”

La nostra avventura è iniziata nel primo pomeriggio, con il sole alto e il profumo del bosco che saliva dalle pendici. Il sentiero ci ha guidati tra castagni, faggi e rocce, in un continuo alternarsi di ombra e luce. Ogni passo ci avvicinava a quel balcone naturale che è il Monte Gabberi. Quando ho raggiunto la croce sulla vetta, mi si è aperto davanti uno spettacolo che nessuna fotografia potrà mai rendere giustizia: la Versilia distesa come un tappeto, il mare all’orizzonte, e persino le isole che punteggiano il Tirreno. Il vento, lì sopra, sapeva di libertà.

Pania della Croce – La Regina delle Apuane

Il giorno dopo, l’ascesa alla Pania della Croce è stata un’esperienza quasi mistica. Le gambe lavoravano, il fiato si faceva corto, ma ogni fatica era ripagata dalla potenza del paesaggio. Rocce grigie e pareti a picco, silenzi profondi interrotti solo dal nostro respiro. E poi la vetta. La Regina ci ha accolti con un trono di nuvole e una vista che toglieva le parole: da un lato la Garfagnana, dall’altro la costa e, nei giorni fortunati come quello, la Corsica. E sì, con un po’ di fortuna e occhi allenati, si intravedeva persino Firenze in lontananza.

Monte Forato – La Montagna Sospesa

Il terzo giorno è stato dedicato a uno dei simboli più affascinanti delle Apuane: il Monte Forato. Camminare verso quella meraviglia naturale è stato come inseguire una leggenda. L’arco gigantesco sembrava scolpito da una mano divina, sospeso tra cielo e roccia. Ci siamo fermati sotto di esso, in silenzio, come di fronte a una cattedrale antica. Poi siamo saliti alla cima minore, dove una croce ci ha offerto un nuovo punto di vista sulle cime toccate nei giorni precedenti. Difficile dire se a colpirmi di più sia stata la vista, il vento, o quella sensazione di essere minuscolo e immortale allo stesso tempo.

Monte Procinto – Il Panettone delle Apuane

L’ultimo giorno è stato quello dei saluti, ma anche della sorpresa finale. Il Monte Procinto, con la sua forma singolare e le pareti verticali, ci ha accolti come un antico guardiano. Il sentiero intorno alla “cintura del Procinto” sembrava un viaggio nella preistoria, tra dolomie, boschi e silenzi. Alcuni di noi si sono fermati al rifugio, altri hanno affrontato la via ferrata per raggiungere la vetta. Io ho preferito restare un po’ più in basso, a osservare. Perché anche da lì, l’abbraccio delle Apuane era totale: la Pania, il Forato, il Matanna, il mare… tutto sembrava parlare una lingua antica e potente.

Il pranzo al rifugio Alto Matanna ha avuto il sapore delle storie condivise e delle amicizie nate tra un passo e l’altro. Quando ci siamo salutati, ognuno con la propria strada da riprendere, c’era nei nostri occhi la stessa luce: quella di chi ha vissuto qualcosa di vero, qualcosa che resta.


Quattro giorni, quattro montagne, un solo spirito: quello della scoperta, del silenzio, della meraviglia. Le Alpi Apuane mi hanno insegnato che non serve andare lontano per sentirsi parte del tutto. Basta camminare, ascoltare… e salire.

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