5 Terre – Levanto, Monterosso

Racconto di un pomeriggio di passi e meraviglia

Il treno parte da La Spezia alle 13:50, con il sole ancora alto e una brezza leggera che accarezza i finestrini. Seduto vicino al vetro, osservo il paesaggio che sfila come un film muto: scorci di mare scintillante, casette abbarbicate sui colli, vigneti che sembrano onde verdi. C’è già un sapore d’avventura in quell’andare lento verso il mare aperto.

A Levanto il cielo è terso e il profumo di salsedine ci accoglie sulla passeggiata a mare. Il passo è leggero, lo sguardo curioso. Inizia così il nostro cammino, seguendo la linea del golfo finché la strada si fa sentiero e il sentiero si fa mulattiera. Si sale piano, tra pini marittimi, corbezzoli in fiore e cespugli di macchia mediterranea. La terra profuma di resina e sole, e ogni tanto, tra i rami, si apre una finestra sul mare. Il blu è ovunque: sopra di noi, davanti a noi, dentro di noi.

A metà strada ci fermiamo a respirare il panorama: Levanto ormai è lontana, piccola, come un ricordo. Davanti si apre la costa, frastagliata e viva. La salita continua, silenziosa e antica, come se stessimo camminando sulle orme di pellegrini dimenticati.

Poi, all’improvviso, eccola: Punta Mesco. Il promontorio si getta nel mare come una lingua di roccia, potente e serena. Le rovine di un vecchio monastero ci osservano in silenzio, testimoni di secoli passati. C’è anche un faro, solitario, che pare parlare con il vento. Ci sediamo su un muretto a guardare l’orizzonte. Le Cinque Terre si allineano una dopo l’altra, come un’antica poesia scritta sulla costa. E in fondo, quasi irreale nella foschia, Portovenere.

La discesa verso Monterosso è dolce e luminosa. I passi diventano più lenti, quasi a voler trattenere il momento. Incontriamo Nettuno, il Gigante scolpito nella pietra, che sembra uscire direttamente dal mito. Il mare gli lambisce i piedi, e lui osserva l’infinito, immobile e solenne.

Quando il treno del ritorno ci riporta a La Spezia, il sole è già basso e il cielo tinge di arancio i pensieri. Restiamo in silenzio, ognuno immerso nelle proprie immagini. Ma sappiamo bene che non abbiamo camminato soltanto tra borghi e sentieri. Abbiamo attraversato un pezzo di meraviglia, e ce lo portiamo dentro.