La “Mela” del Rododendro e l’Exobasidium


La prima immagine mostra in primo piano quella che popolarmente viene chiamata “mela del rododendro” o “rosa delle Alpi”. Non si tratta di un frutto insolito e nemmeno di una mutazione genetica spontanea della pianta, bensì di una galla parassitaria. A provocarla è l’Exobasidium rhododendri, un fungo parassita d’alta quota.

Quando le sue spore infettano i tessuti della pianta, stimolano le cellule delle foglie o dei germogli a moltiplicarsi a dismisura (un processo chiamato ipertrofia). Il risultato è questa galla tondeggiante e spugnosa. Con il passare dei giorni, la superficie si ricoprirà di una sottile patina polverosa bianca: sono i milioni di spore pronti a diffondersi nell’aria, trasportati dal vento di montagna, per cercare un nuovo ospite.

Primo piano di una galla biancastra e carnosa, detta mela del rododendro, causata dal fungo Exobasidium rhododendri su un ramo di Rododendro peloso con foglie verdi e ciliate.
Exobasidium rhododendri

Nella seconda immagine possiamo ammirare la splendida fioritura rosa intenso della pianta che ospita questo fungo: il Rododendro peloso (Rhododendron hirsutum).

Per gli amanti della botanica, c’è un dettaglio fondamentale che permette di distinguerlo dal suo “gemello”, il rododendro ferruginoso (Rhododendron ferrugineum): se osservate attentamente i margini delle foglie in entrambe le foto, noterete una fitta e vistosa peluria ispida (ciglia). Questa caratteristica non è solo un segno di riconoscimento, ma ci svela anche la natura del terreno sottostante: a differenza del ferruginoso (che ama i suoli acidi), il rododendro peloso cresce tipicamente sui substrati calcarei e dolomitici.

Splendido gruppo di fiori rosa vivo di Rododendro peloso (Rhododendron hirsutum) circondato da foglie verdi dai margini visibilmente piliferi e aghi di ginepro nano.
Rhododendron hirsutum

LO SAPEVI CHE ….?

1. I “peli” protettivi: una crema solare ad alta quota

Ti sei mai chiesto perché il Rhododendron hirsutum ha sviluppato quella fitta peluria sul bordo delle foglie? Non è un vezzo estetico, ma una straordinaria strategia di sopravvivenza. Ad alte quote, l’atmosfera più sottile scherma meno i raggi solari. Quei piccoli peli rigidi servono a creare un microclima umido sulla superficie della foglia, limitando l’evaporazione causata dal vento forte e dal sole battente, e agiscono come una vera e propria “crema solare” riflettendo i raggi UV più aggressivi.

2. Il “miele folle” e la tossicità nascosta

Tutti i rododendri alpini contengono nelle foglie, nei nettari e nei fiori delle tossine chiamate graianotossine.

  • Il pericolo: Se ingerite da pascoli o animali, possono causare gravi intossicazioni. Anche il miele prodotto dalle api che bottinano esclusivamente su distese di rododendro (caso raro ma possibile) può diventare leggermente tossico se consumato in grandi quantità, un fenomeno storicamente noto fin dall’antichità come “miele folle”.
  • La galla è sicura? Curiosamente, in alcune tradizioni popolari passate, le “mele del rododendro” (Exobasidium) venivano consumate dai pastori o dai bambini come dissetante d’emergenza perché ricche d’acqua e meno tossiche della pianta stessa, anche se oggi la scienza ne sconsiglia caldamente l’ingestione!

3. Un indicatore geologico sotto i piedi

Il rododendro è il re degli “indicatori ecologici”. Guardando quale specie domina il versante, puoi dire che tipo di roccia calpestano senza nemmeno guardare in basso:

  • C’è il Rhododendron hirsutum (peloso)? Siete su calcare o dolomia (rocce basiche).
  • C’è il Rhododendron ferrugineum (ferruginoso)? Siete su granito, scisto o porfido (terreni acidi). E nelle zone di contatto dove si mischiano? Lì si assiste a una vera e propria battaglia botanica per il controllo del substrato!

4. Il legno che sfida il tempo

A causa delle condizioni climatiche estreme, i rododendri crescono lentissimamente. Un fusto grande quanto un pollice può avere anche 50 o 60 anni d’età. Per questo motivo, il loro legno è incredibilmente denso, duro e compatto. In passato, i pastori d’alpeggio lo usavano per intagliare piccoli oggetti d’uso quotidiano, come i cucchiai per la lavorazione del latte e della ricotta, proprio perché non assorbiva umidità e resisteva all’usura del tempo.