Raccontando il trekking nel Cuore del Parco del Circeo

Il profumo salmastro del mare mi accolse già prima di arrivare in hotel. Erano le 18:00 quando ci ritrovammo nel piccolo punto di ritrovo, sotto un cielo terso e con il sole che calava dietro i monti. La guida ci salutò con un sorriso caldo e ci parlò del viaggio che ci attendeva. Io ero già innamorato del posto, ma le sue parole fecero vibrare qualcosa dentro: leggende, sentieri sospesi sul mare, macchia mediterranea, roccia e storia.

La sera passeggiai tra le viuzze bianche del borgo di Sperlonga, un labirinto di archi e scalinate che sembrava uscito da un sogno. Da una terrazza vidi il mare che si stendeva calmo sotto di me, e in lontananza il profilo scuro del promontorio del Circeo. Era lì che saremmo saliti il giorno dopo.

Il secondo giorno fu una sfida meravigliosa. La traversata integrale del Monte Circeo ci portò in alto, sulla sua cresta affilata, da Torre Paola fino al Picco di Circe. Camminavamo immersi nei profumi resinosi del lentisco, tra il verde intenso del leccio e il giallo delle ginestre. Il sentiero a tratti si stringeva, e bisognava usare le mani per superare qualche passaggio su roccia. Il mare ci circondava da ogni lato, come un mantello blu che avvolgeva la montagna. Ogni sosta era un tuffo nella bellezza: il Belvedere delle Crocette, il passaggio nell’uliveto selvatico, e poi su, fino alla cima dove il vento sferzava forte e l’orizzonte sembrava non finire mai. Avevamo percorso poco più di dieci chilometri, ma sembrava di aver attraversato un mondo.

Il terzo giorno fu dedicato alla parte più antica e misteriosa del Circeo. Partimmo dalle rovine dell’Acropoli, dove le antiche Mura Ciclopiche ci osservavano con il silenzio dei secoli. Le tre grotte che esplorammo avevano ognuna una voce propria: il Fossellone ci parlò della preistoria, l’Impiso ci osservava con la sua stalattite a forma d’uomo (lì ci fermammo in silenzio, come davanti a un altare), e la Grotta delle Capre sembrava un tempio della natura, con le sue spiagge fossili e i segni lasciati dagli antichi litodomi. Salimmo poi per la Via del Sole, una scalinata di luce che ci portò nuovamente verso l’alto, tra corbezzoli rossi e rocce bianche bruciate dal sole.

L’ultimo giorno fu un sogno a occhi aperti. Camminammo sul Sentiero di Ulisse, dove il mito si intreccia alla realtà. Il tracciato si snodava sopra scogliere a picco, tra profumi di mirto e salsedine. Il mare sotto di noi era di un blu profondo, increspato appena dal vento del mattino. Scendemmo fino alla Spiaggia delle Bambole, un angolo incantato dove la sabbia e la roccia si stringono in un abbraccio. Poi attraversammo la Grotta di Punta Cetarola, aperta su entrambi i lati come un portale. Prima di concludere, tornammo a Sperlonga per visitare la Villa di Tiberio e il Museo Archeologico, chiudendo il cerchio tra natura e storia.

Quando salii in auto per tornare a casa, il profumo del mare e della macchia mediterranea era ancora addosso. Il Circeo mi aveva raccontato le sue storie, e io le portavo con me, scolpite nella pelle, negli occhi, nel cuore.


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