Laghi Colbricon e cima Cavallazza

Partiamo dal Passo Rolle di buon mattino, quando l’aria è ancora fresca e le cime delle Pale di San Martino si tingono d’oro al primo sole. Camminare in silenzio tra i pini, respirando a pieni polmoni il profumo della resina e del muschio, è già di per sé un’esperienza rigenerante. In breve raggiungiamo i Laghi di Colbricon, due specchi d’acqua cristallina che sembrano sospesi nel tempo. Qui tutto si ferma: il rumore si attenua, i pensieri rallentano. Le montagne si riflettono nell’acqua come in un sogno, e il piccolo rifugio poco distante ci invita a una sosta, con il suo profumo di caffè e legno umido.

Dopo una breve pausa, riprendiamo il cammino verso la Cima Cavalazza. Il sentiero si fa più ripido e roccioso, la vegetazione si dirada. Intorno a noi solo pietra, cielo e vento. Ma è lungo la salita che qualcosa cambia. All’improvviso, spuntano i segni della storia: resti di trincee, gallerie scavate nella roccia, postazioni ormai inghiottite dal tempo. È impossibile non fermarsi, non riflettere. In questi luoghi, cento anni fa, giovani soldati affrontavano la guerra tra freddo, paura e silenzio.

Quando raggiungiamo la vetta della Cavalazza, a 2.322 metri, il panorama ci ripaga di ogni fatica. Davanti a noi si apre un balcone naturale affacciato sul regno delle Pale di San Martino. Il Cimon della Pala si erge fiero, come una lama di roccia contro il cielo. Lo chiamano il Cervino delle Dolomiti, e in effetti c’è qualcosa di maestoso e solenne in quella forma perfetta.

Ci sediamo sulla cresta, in silenzio. Mangiamo qualcosa, ridiamo, scattiamo foto. Ma soprattutto respiriamo la bellezza e la memoria. Questo non è solo un trekking. È un viaggio nel cuore del Lagorai, dove la natura racconta la sua forza, e le pietre custodiscono storie che non dobbiamo dimenticare.