Racconto di un giorno tra cielo e mare
Il treno scivola silenzioso lungo la costa, sfiorando promontori e gallerie che si alternano in un gioco di luce e buio. È mattina presto e l’aria ha ancora il sapore salmastro della notte. Scendiamo a Corniglia, il più alto e solitario dei borghi delle Cinque Terre, aggrappato a una scogliera che guarda fiero il mare da lassù.
Ci accoglie un silenzio punteggiato dal canto dei passeri e dai primi passi dei viaggiatori. Corniglia non ha un porto, ma ha la vista. Un panorama che si apre dall’alto come un sipario: l’orizzonte marino, le case colorate strette tra loro, i terrazzamenti che scendono a gradoni. Il sentiero parte deciso tra i vicoli, poi si apre tra ulivi, viti e fichi d’india, in un paesaggio scolpito dalla mano dell’uomo e dal tempo. I muretti a secco, che da secoli sostengono la terra, raccontano di un’agricoltura paziente e tenace, di uomini che hanno domato la montagna per farne casa.
Mentre saliamo e scendiamo lungo il percorso, il mare ci accompagna sempre, lì, azzurro e infinito, a tratti nascosto dalla vegetazione, a tratti esplosivo, quando si apre tra una curva e l’altra in viste che tolgono il fiato. È un sentiero che si cammina col corpo ma si vive con gli occhi e con l’anima.
Dopo un tratto in discesa, ecco Vernazza: un gioiello incastonato nella roccia, con il suo porticciolo raccolto e le case color pastello che si arrampicano l’una sull’altra. Sembra uscita da una cartolina. Ci fermiamo qualche istante sulla piazzetta, una focaccia tra le mani e lo sguardo perso tra il blu del mare e il verde delle colline. Qui il tempo rallenta, si fa quiete, si respira bellezza.
Ripartiamo con calma, salendo verso Monterosso, l’ultimo dei borghi. Il sentiero si fa più aperto, meno aspro, e le colline si mostrano generose: agrumi, limoni, peschi. I profumi sono intensi, dolci e freschi. Si sente l’estate anche se non è ancora arrivata. Monterosso appare più grande, più distesa. Le sue spiagge ci accolgono come un abbraccio.
Seduti un momento sul lungomare, i piedi stanchi e il cuore pieno, guardiamo indietro. Non con nostalgia, ma con gratitudine. È stato un cammino di bellezza, di fatica lieve e meraviglia costante.
Nel pomeriggio il treno ci riporta a La Spezia, ma qualcosa di noi resta là, tra quei sentieri sospesi tra terra e mare, tra le voci del vento e i colori di un paesaggio che non si dimentica.
